Mikhail Baryshnikov

Troppo lungo sarebbe parlare della carriera di questo ballerino immenso (oltre che coreografo e attore), secondo, nel mio personale immaginario di Carla Fracci in erba, al grande Rudolf (se non sapete chi fosse Rudolf, peste vi colga!) quindi meglio un bel link che racchiude tutta la sua storia artistica (almeno credo, non l'ho letto tutto).
Mi commuovo ancora pensando alle scene de "Il sole a mezzanotte" dove il mio personale eroe buca il teleschermo con la sua grazia e bellezza e quando ho visto il suo nome nella sesta serie di SEX AND THE CITY ho deciso che la Carrie biondazzaconlaricrescita dovesse sposarselo a prescindere dal personaggio. Perché, che cazzo, mica capita a tutti di slinguazzarsi Baryshnikov!

Poi ho visto le puntate... e ho avuto un tracollo psicofisico, condito da incubi notturni dove degli enormi ragni pelosi ballavano in tutù Lo Schiaccianoci al Bolshoi.
Pensavo veramente che dopo Berger non si potesse cadere più in basso, ma l'artista russo raggrinzito e borioso ha sfracellato ogni mia più nera previsione.
L'abbiamo incontrato ad una performance improbile con una tipa che non mangiava e non dormiva seduta su un soppalco di una stanza vuota e bianca (ma neanche poi tanto improbabile, contando il fatto che una mia amica ha fatto una performance simile, vestita solo di prosciutto e pancetta che poi offriva al pubblico, restando con delle protesine di plastica davanti alle tette e alla passerotta... ma questa è un'altra storia) dove chiede alla Carrie mangiamondo se di mestiere fa la comica.
Già in quel punto l'odio doveva sprizzare da ogni ricciolo della nostra insulsa eroina che invece cade subito in brodo di giuggiole perché uno stravip, conoscente di Andy Warhol le ha rivolto la parola.
Posso capire Charlotte che l'arte un po' la mastica, ma la signorina Bradshaw in questa occasione ci ha assai deluso.
Poteva andare bene, comunque, se la single con il guardaroba più griffato d'America non avesse accettato l'invito a cena (in un ristorante russo, che fantasia!) del mio ex eroe e non gli avesse sbavato per una decina di puntate adducendo la scusa del romanticismo per negare una melenseria vomitevole che ha fatto da leit-motiv alla nuova coppia di Manhattan.
All'inizio va tutto bene, anzi avere qualcuno che ti fa sentire la regina di New York farebbe sbavare persino me, ma suvvia, un po' di realismo! Ti massaggio i piedi, ti leggo poesie, ti scrivo una sonata per pianoforte, ti preparo da mangiare, organizzo la cena con i tuoi amici... o sei finto o c'hai qualche problema psicologico.
Ovviamente, buona la seconda!
Il nostro artista russo si rivela ben presto un egoista merdoso, un complessato di prim'ordine che fa miliardi allestendo dei pannelli luminosi nei musei più importanti del mondo (mi complesserei volentieri pure io se con due finestre e una lampada riuscissi a comprarmi un quasi loft a Manhattan, un appartamento sulla Rive Gauche e vivere in una suite di uno degli hotel più costosi di Parigi!) e che vuole controllare la vita dell'unica donna al mondo che non ha capito quanto lui sia schizofrenico.
"Ho bisogno di andare a Parigi, New York mi ha sfinito"
"Io amo NY, è la mia vita"
"Io no, ho bisogno di Parigi. Molla il lavoro e vieni con me"
"Ok"

Vabbè, di tanto in tanto il cervello ci si può pure bere, ma, mia cara Carrie, è pure vecchiotto e cascante, vuoi mettere con i tronchi di pino che incontri per l'Upper West Side (e anche per l'Upper East Side, perdiana!).
Ad ogni modo a Parigi (dove la Carrie ha portato in tre valigie le intere boutique di Manhattan, rivelando al mondo di essere una maga tirando fuori un vestito - osceno - stile bomboniera che non sarebbe entrato manco in un baule) viene fuori la vera essenza del russo.
Cioè, niente! Aria fritta e borìa assoluta. Sia chiaro, io la vita dell'artista russo la farei anche subito, ma da qui a vivere con uno così... roba da strapparsi le budella, condirle col pesto e farci il pranzo.
Ammetto che ho gioito quando Alek le ha mollato uno sganassone, perché lei se lo meritava tutto e ho quasi vomitato quando la biondazza (finta) ha trovato Big nella Hall dell'albergo, ma ancora sto cercando di capire il senso della figura di Petrovsky.
Ne potevamo fare a meno, tranquillamente, e saremmo restate le solite disperate represse che aspettano il grande amore della loro vita, però almeno non ci si sarebbero cariati i denti per tutto il romanticismo di plastica che il russo ha messo in ogni sua mossa.
Probabilmente potevamo fare a meno anche di questo post, ma che ci volete fare, SEX AND THE CITY ha ormai leso ogni singolo neurone del nostro cervello e a queste cose non c'è rimedio.

Alla prossima, aspettando il ritorno delle mie Desperate di fiducia, che almeno trasudano cattiveria e cinismo da tutti i pori.

 

posted by Glolconda @ 20:58 - giovedì, 26 aprile 2007
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Ok, è lunedì e c'ho le palle girate da ieri sera. Non mi consola neanche il fatto che domani è la sera del dì di festa perché mi viene in mente il Giacomino e mi aumenta il pessimismo cosmico (e direi che non ce n'è proprio la necessità!) però, con una botta di ottimismo, voglio pensare che la vie c'est vraiment en rose ('mazza quante ne so, pure in francese!)
L'ottimismo si abbina, da sempre, al rosa il che mi turba assai. Il rosa è il mio colore preferito (da un lustro a questa parte, prima lo odiavo come potrei odiare un foruncolo sul culo) in ogni sua sfumatura e in ogni minimo particolare.
Nel mio guardaroba non manca niente di rosa: mutande, calzini, canottiere, magliette, maglioni, scarpe, borse, cinture... credo di avere anche un paio di pantaloni rosa ed ho girato mezza Firenze per trovare il telefono rosa.
Nessuno è perfetto, d'altronde, neanche io (anche se vado tremendamente vicina alla perfezione quando dormo).
Adoro sentirmi una bomboniera vagante, un confetto gigante che gira per le strade del paesello con una fierezza dettata dall'incoscienza, perché in fondo in fondo lo so che il rosa addosso mi sta da schifo.
Col verde divento color vomito, col rosa divento color orticaria, ma come diceva qualcuno in un commento al post precedente, il masochismo è insito nel DNA. Masochisti non si diventa, si nasce. E io lo nacqui, modestamente!
La mia vita è costantemente segnata dal rosa e, per celebrare questa deviazione mentale, ho deciso di farmi pure i capelli rosa.
In realtà volevo farmi dei banalissimi ma fighissimi colpi di sole, il fato mi ha punito e ora ho in testa una massa informe di capelli incazzati di un color rosina pallido che farebbe rabbrividire anche Joe Dante.
La vie, quindi, a mio avviso è grigino colite, ma la testa, la mia testa, è rosa e questa cosa mi dona nuovi stimoli: se becco il parrucchiere lo corco di mazzate!

posted by Glolconda @ 21:05 - lunedì, 23 aprile 2007
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Se solo avessi avuto un po' più di pazienza ed avessi atteso l'inizio della Louis Vuitton Cup per scegliere lo username con cui loggarmi a splinder, mi sarei chiamata SHOSHOLOZA!

- Cazzi e mazzi, frizzi e lazzi, sto imparando un sacco di termini nuovi (username, loggarmi...) sembra quasi che capisca davvero cosa sto facendo qui sul web! -

SHOSHOLOZA, che nome cazzuto!

 

posted by Glolconda @ 15:32 - domenica, 22 aprile 2007
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Odio il verde, ma adoro farmi del male.
Per questo avevo scelto un template tendente al verde oliva.
Odio i blog con lo sfondo nero e c'è un limite anche al farsi del male. Soprattutto perché mi si incartano gli occhi quando c'è uno sfondo nero.
In definitiva, anche se il masochismo feroce è una delle mie attività preferite, avevo scelto questo template verde oliva perché era il primo che mi è capitato sotto gli occhi e non avevo abbastanza capacità intellettive per andare in giro per la rete a cercarne un altro e editarlo (wow! che parola fighissima questa) a mio gusto.
Mi rendo conto che l'argomento template sia di un interesse tremendamente vicino al sotto zero, ma trovo giusto rendere omaggio alla Juditta che mi ha insegnato a capire cosa significhi editare e mi ha indirizzata verso un template di un altro colore.
Ad ogni modo, odio il verde, veramente.
Sia chiaro, il verde in natura va benissimo, è spettacolare, ma per tutto il resto sinceramente non capisco cosa ci stia a fare.
Ho letto da qualche parte che se una donna indossa un bikini verde significa che è sicura di sé (un sondaggio psicologico assolutamente attendibile e necessario. A breve faranno i sondaggi sulla quantità di cerume che abbiamo nelle orecchie per stabilire un profilo psicologico) perché il verde è un colore difficile da indossare.
A parte il fatto che saranno cinque anni che non mi metto in bikini per ovvi motivi di cellulite, ma sicuramente il verde non sarebbe il colore che sceglierei per il mio due pezzi.
Sono bianca come una veccia (non sapete cosa sia una veccia? Pazienza, sono sicura che sopravviverete lo stesso e non perderete neanche un minuto di sonno per questa mancanza) e divento color vomito se indosso qualcosa di quel colore. E non ci sono sfumature che tengono, non c'è verso.
Nell'armadio ho una splendida giacca verde militare, pagata una tombola assurda, e tutte le volte che la guardo mi chiedo che cosa mi sia passato per la testa quando l'ho comprata.
Sarà che odio il verde ma adoro in maniera feroce farmi del male.

posted by Glolconda @ 18:44 - sabato, 21 aprile 2007
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Sabato pomeriggio passato tra un getto di vapore del ferro da stiro, un getto di fumo della sigaretta, una full immersion (si scriverà così?) nella sesta serie di SEX AND THE CITY insieme alla Juditta.

Non mi soffermerò, ora, sul dubbio esistenziale che mi tormenta dall'inizio della serie, cioè come cippa lippa fa Carrie a permettersi vestiti di Prada, Gucci, Chanel, Dolce & Gabbana, scrivendo una rubrica psico sessuale su una non meglio individuata rivista e, soprattutto, che cazzo di armadio deve avere la signorina per tutto quel guardaroba, piuttosto vorrei analizzare uno degli uomini della nostra eroina miracolosa.
Jack Berger.
Se qualcuno legge questo blog e pensa "ma a me che mi frega dell'analisi di Jack Berger da parte di questa disperata che non ha meglio da fare di sabato pomeriggio?" vorrei rispondere che il blog è mio e ci scrivo quello che mi pare.

Torniamo a bomba sull'argomento principale del post, questo Jack Berger, chiamato perennemente per cognome (tanto che non sono manco sicura che si chiami Jack!) dalla Carrie plurifirmata, che sembra essere uscito da una seduta di psicoanalisi tutte le volte che viene inquadrato.
Per essere carino è carino, però dopo due puntate ti è già venuto sulle palle per via della sua depressione cronica (peggio della mia, il che è tutto dire) che esce fuori in ogni momento della puntata e sempre per colpa della finta bionda Carrie.
E' stato mollato dalla sua ex e si è comprato una moto, e fin qui va tutto bene, però caro mio, per comprare una moto devi pure saperla mandare. E direi che lui proprio non ci è cagato per le due ruote.
E' uno scrittore e neanche tanto di successo, quindi la domanda viene spontanea (a me ovviamente): come campi bello mio?  Appartamento fighissimo in una zona imprecisata di Manhattan, curato, pulito, senza un filo di polvere. Ok, l'arredamento l'ha fatto la sua ex, ma chi lo mantiene? Sei ricco di famiglia oppure hai un conto segreto in Svizzera che ti permette di pagare l'affitto?
Oppure gli appartamenti strafighi a Manhattan costano quanto una bozza di pane in Italia?
Simpatico, brillante, conversazione stimolante, a letto così così, ma non si può avere tutto dalla vita, no?
E allora mi chiedo: per quale arcano motivo ti deprimi se la tua fidanzata starnutisce?
Va bene che sapere che la tua donna vende più libri di te può essere un motivo di incazzatura, ma da qui a mollarla con uno squallido post-it ce ne corre.
Jack Berger prometteva bene all'inizio, ma i produttori dovevano proprio avercela con lui perché alla fine si è trasformato nel peggiore stereotipo maschile moderno: un uomo con le palle che utilizza solo per legartele al piede e farti venire il latte alle ginocchia.
In conclusione non capiamo perché Carrie abbia mollato Hayden (pure questo non so se si scriva così, ma il blog è mio eccetera) che faceva il falegname, bello, dolce e comprensivo e si sia messa con questo tipo insulso che ha dimostrato di avere il carattere di un uovo al tegamino.

Mediterò sulla scelta artistica dei produttori della serie per averci ammorbato con Jack Berger per almeno sei puntate, sempre meglio che pensare che tra un giorno e mezzo è lunedì!

Due Grant per tutti.

 

posted by Glolconda @ 17:41 - sabato, 21 aprile 2007
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Stasera vorrei essere una ferrista.
Ho trovato il termine sulla settimana enigmistica, neanche sapevo cos'era.
La (o il, ma fino a prova contraria sono femmina, quindi vada per il La) ferrista è colei che passa i ferri (ehhhh, il termine ferrista ha il suo perché) al chirurgo in sala operatoria.
Ho la vaga sensazione che occorra studiare per fare la ferrista e quindi sono, ovviamente, fuori gioco, però stasera mi piacerebbe fare quel mestiere lì.
Sarà perché sto per accingermi a guardare una nuova puntata di Grey's Anatomy? O sarà perché mi andrebbe bene fare pure le pulizie piuttosto che il mio lavoro attuale?
Oggi ho tentato di passare una telefonata alla mia capa vecchia (ne esiste anche una giovane, purtroppo) e lei mi ha bestemmiato in faccia.
Un chirurgo in sala operatoria bestemmierebbe in faccia a una ferrista?
Boh, forse sì, però cazzo, il chirurgo (in teoria eh) sta lì per salvare una vita, la mia capa vecchia si inventa le fatture (e non è una fattucchiera).

- Carica a 300! Libera!

- Cazzo, l'abbiamo perso.

 

posted by Glolconda @ 20:50 - venerdì, 20 aprile 2007
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Per tenere un blog ci vuole la laurea! Ora capisco perché non ne ho mai tenuto uno.

Però il sangue non è acqua e quindi, per forza, ho dovuto dare retta alla Judy e darmi da fare.
Non è un granché, ma per ora è il meglio che sono riuscita a fare.

WORK IN PROGRESS

Perché fa figo dirlo!

 

P.S.: certo che se non mi mette il nome della categoria, il titolo del post è pressoché senza senso.
Ma anche io sono senza senso, quindi ci sta tutto.
Enjoy!

posted by Glolconda @ 18:31 - giovedì, 19 aprile 2007
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Salve, vorrei essere ricoverata presso la vostra struttura.
Credo di essere sull'orlo di un esaurimento nervoso.

posted by Glolconda @ 15:36 - mercoledì, 18 aprile 2007
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La domanda di oggi è:
come faccio a mettere un'immagine in testa a questo blog?

La seconda domanda di oggi è:
qualcuno c'ha mica da offrirmi un lavoro?

Certo che se qualcuno leggesse questo blog avrei un minimo di speranza di risposte in più.

 

posted by Glolconda @ 11:33 - lunedì, 16 aprile 2007
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Lo username Golconda era già occupato.
Non ho idea di come intitolare questo blog.
Il template non mi entusiasma.

Direi che ho cominciato col piede sbagliato.

 

posted by Glolconda @ 20:05 - domenica, 15 aprile 2007
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