...per quale cazzo di motivo il mio post precedente mi è uscito metà di un colore e metà di un altro???

 

posted by Glolconda @ 16:46 - lunedì, 28 maggio 2007
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Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo
 
Sabato sera quattro impavide ragazze, di età e aspetto variabile, sono partite verso la terza avventura del prode Capitan Sparrow e dell’allegra brigata che gli orbita attorno (e sfido chiunque a non voler orbitare attorno – addosso sarebbe pure meglio – a Johnny Depp).
Pop corn e Pepsi (al Warner di Scandicci non sanno cosa sia la Coca Cola, maledetti loro e la loro progenie fino alla quarta generazione!) alla mano, le nostre eroine prendono posto (sapientemente già prenotato dalla sottoscritta) in una fila laterale tutta per loro e attendono impazienti l’inizio del terzo capitolo della saga dei Pirati.
In verità io ero già partita prevenuta e quindi non ero manco tanto impaziente, ma mi sono consolata affogandomi di pop corn.
Buio in sala, iniziano i trailer e… stupore e meraviglia! Harry Potter e l’Ordine della Fenice!
A quel punto io ero già soddisfatta (anche la Juditta seguiva il mio impeto emotivo relativo al maghetto occhialuto) e me ne sarei già potuta tranquillamente andare a casa.
Il film si apre a Singapore… pirati cinesi… la secca (Keira Knightley) che pagaia sul fiume con tanto di cappellino tipico e trucco perfetto… perché, mi chiedo io, perché hanno dovuto mettere i cinesi pure qui?
I pop corn già stavano andando di traverso nel vedere tutti quegli occhi a mandorla e, se non fosse stato per la scimmietta, probabilmente mi sarei già alzata e me ne sarei andata via. Beh, anche il fatto che non ero con la mia macchina e che la Caterina sembrava già parecchio presa dal film, ha contribuito a farmi restare a sedere.
Il pop corn è andato decisamente di traverso quando Capitan Barbossa (Jeffrey Rush è sempre Jeffrey Rush anche se il suo doppiatore c’ha un tono di voce simil-isterico) asserisce verso il pirata cinese di essere senza un equipaggio e senza una nave… e scusa tanto, con cosa cazzo siete arrivati a Singapore? In canoa?
Ma per favore!
La prima sorpresa – decisamente degna di nota– del film è stata la metamorfosi incredibile di Orlando Bloom. Il capello lungo, l’aria sbattuta e scazzata da cattivo ragazzo, il fatto di essere zozzo quanto basta, hanno contribuito a far schizzare le quotazioni dell’effemminato Legolas alle stelle. E il bello è che questo dura quasi per tutto il film. Ristora e maraviglia, è proprio il caso di dire!
Nonostante il tronco di pino inaspettato, il film si snoda con una lentezza e una noia quasi insostenibili.
Ci hanno infilato dentro tutto e tutti, il padre della secca, l’ex fidanzato della secca, l’inglese cattivo che prende accordi con tutti, gli equipaggi della Perla Nera (vecchio e nuovo), le due guardie inglesi del primo film, il pappagallo, la scimmietta, Davy Jones, Sputafuoco Turner, Tia Dalma coi denti neri, Capitan Barbossa… mancava Mike Bongiorno ed eravamo al completo.
Comunque, dopo una mezz’oretta di sparatorie e duelli improbabili, accordi incomprensibili e dialoghi assolutamente senza senso, la sala (e soprattutto la fila di quattro poltrone laterali) iniziava a rumoreggiare per l’assenza di Sparrow. E quando già l’angoscia della fregatura iniziava a insinuarsi in noi, ci ritroviamo in un onirico Eden, dove le uniche persone che lo abitano sono Jack Sparrow, Jack Sparrow, Jack Sparrow in versione infinita.
La parte femminile della sala stava già sbavando, i miei pop corn si stavano incastrando nei denti, lasciati scoperti dalla paresi che stava inebetendomi l’espressione quando la poesia è crollata di botto: “Un po’ di vento, un alito di vento, per pietà datemi un alito di vento!” prega il nostro Jack, riferendosi alla piattezza inquietante del deserto in cui lui e la Perla sono relegati. Peccato che, mentre chiede un alito di vento i suoi capelli svolazzino nel vento che lui invoca e che, in teoria, non arriva, chiaro segnale che gli sceneggiatori e il direttore della fotografia si stavano facendo un’allegra canna mentre giravano le scene.
A parte questa scena che ha messo a dura prova i nostri ormoni femminili, il film, purtroppo, procede nella sua direzione di non-sense e pallosità quasi mortale.
Un paio di volte sono incappata in riferimenti al film numero due e per un istante ho pensato di doverlo rivedere per poter capire meglio quanto succede nel terzo episodio. Per fortuna sono tornata in me in un lampo e ho capito che brutti scherzi può fare il tedio di un film alla mia povera mente malata.
I minuti nella sala non passano mai e, all’ennesima risata di gusto del mio vicino (per fortuna ci stava il corridoio a dividerci) per le battute completamente insulse dei nostri protagonisti (a parte la scimmia ovviamente) sono stata colta da istinti omicidi e visioni oniriche, dove ero l’eroina che uccideva a suon di martellate gli sceneggiatori dei Pirati.
E mentre già stavo per cedere alla visione… ecco la seconda sopresa (che poi sorpresa non lo era per niente, visto che si sapeva già dal primo film!): Keith Richards in carne e ossa, più ossa che carne e, suppongo, pure qualche filo di nylon che lo teneva su perché si sa che dopo la caduta dalla palma ha qualche difficoltà a camminare. Lo abbiamo atteso per due film e mezzo e finalmente lo vediamo, brutto come non mai e semi-moribondo, ma con un ghigno e una classe senza pari. La scena in cui suona la chitarra merita il prezzo del biglietto (o almeno ne merita la metà).
Purtroppo Keith è uno dei pochi sussulti del film che riprende la sua inesorabile corsa verso la noia e l’idiozia più totale.
Belli gli effetti speciali, senza dubbio, ma già che c’erano potevano pure regalare una nuova espressione alla secca, che sono tre film che c’ha solo quella!
Non saprei dire cosa succede di preciso dopo Keith, forse perché i pop corn stavano finendo e io mi stavo addormentando, mi ricordo Tia Dalma che si trasforma nella statua della libertà e che poi esplode in un turbinìo di granchi che mozzicano tutti fuorché l’Orlando e la Secca; mi ricordo che Jack e Davy Jones duellano su un albero della nave che sta per entrare nel gorgo scatenato da Calypso (che pareva dovesse spaccare il mondo e invece ha fatto solo piovere); mi ricordo Barbossa che sposa Wil e la Secca in una delle poche scene divertenti del film; mi ricordo che l’inglese cattivo si caga sotto quando la sua nave viene presa tra due fuochi e poi mi ricordo che quella merda di Davy Jones infilza Wil con la spada.
Ecco, devo ammettere che a quel punto mi sono decisamente incazzata, nonché mortalmente risentita per il fatto che ci fanno secco Bloom proprio nel film in cui è un bonazzo da paura.
Il ragazzo Turner, in effetti, è sempre stato un po’ sfigato, fin dall’inizio, ma in questo episodio tocca l’apice, diventando il capitano dell’Olandese Volante condannato a stare dieci anni in mare e un un giorno sulla terraferma proprio nel momento in cui aveva coronato il suo sogno d’amore con la Secca.
La prende comunque con una certa filosofia affermando che un giorno solo sulla terraferma non è così male, dipende da come lo si spende. Ho temuto per un istante di veder spuntare Tonino Guerra all’orizzonte, che urla a squarciagola “Turner, l’ottimismo è il profumo della vita!” ma per fortuna così non è stato.
Mente le lancette del mio orologio si avvicinavano in maniera inquietante alle una e 5 e mi rendevo conto che stavo in quella poltrona da quasi tre ore, mi è balenata una domanda in testa: ma la Secca resta sulla spiaggetta deserta per dieci anni ad aspettare che Turner torni per la seconda trombatina della sua vita?
Stavo ancora cercando una risposta quando sono iniziati a scorrere i titoli di coda e la gioia più profonda mi ha colta. Sono scattata in piedi e sono corsa fuori a prendere una sana boccata di aria fresca e una ancor più sana boccata di fumo di sigaretta.
Il giorno dopo ho saputo, con orrore, che dopo i titoli di coda c’era un’altra scena e per un lungo tragico momento ho avuto l’irresistibile impulso di tornare a vedere il film solo per capire che cosa succede in quella scena, da tutti definita, epica.
Ma anche questa volta, per mia fortuna, la follia è durata poco e la mia mente è tornata allegramente a pensare al nulla assoluto, dimenticandomi completamente del film , consolandomi al pensiero che il 13 luglio esce Harry Potter e l’Ordine della Fenice.
posted by Glolconda @ 16:45 - lunedì, 28 maggio 2007
commenti (1)[popup] || commenti (1) in la pelicula del rey

Ma se Totti fosse stato uno con uno stipendio normale alla figlia gli metteva nome Intima di Karinzia oppure Eau de Toilette?

Almeno la bambina ha il diminutivo assicurato: 5 non glielo leva nessuno.

A France' te posso toccare? Ma vaffanculo va!

 

posted by Glolconda @ 20:51 - lunedì, 14 maggio 2007
commenti (2)[popup] || commenti (2) in la vie en rose

Ebbene sì, alzi la mano chi non ha mai pensato che il buco dell'ozono non sia il male del nuovo millennio.
Su, su, alzate le mani, fate i bravi e dimostrate che la pubblicità insegna!
Il surriscaldamento terrestre è una cosa dalla quale la nostra ansia non può non dipendere, sfido chiunque a dirmi che sarebbe felice di morire arrostito tra atroci sofferenze e con la pelle che si abbrustolisce. Che poi l'effetto serra dovrebbe portare a una nuova era glaciale per me resta comunque un mistero.
Ma sto andando fuori tema!
L'ozono, questo sconosciuto, ho scoperto che è un gas (eggià lo ammetto, sono un'ignorante cronica e me ne vanto pure) che sta nell'atmosfera terrestre e filtra i raggi dannosi del sole. E se così non è fate finta che lo sia, non mi togliete una delle poche certezze che mi sono rimaste nella vita.
L'ozono è un gas, dicevamo, ma ha anche la particolarità di poter essere ficcato in alcune boccettine insieme all'ossigeno, dando vita a una miscela semiesplosiva che viene usata per svariate cure fisiche.
Pare sia la panacea per i problemi cervicali quindi immaginate la mia gioia quando il mio corpulento e schifosamente esoso ortopedico mi ha comunicato che ho due discopatie cervicali importanti (perché, mi sono chiesta, esistono discopatie vip e discopatie sfigate?) e che con l'ozonoterapia passa tutto.
Boia che culo! ho immediatamente pensato. Mi metto col collo al sole e risolvo i dolori maledetti che mi bloccano le spalle.
Eh no, non funziona mica così, il buco dell'ozono non risolve i problemi di cervicale. Almeno non il buco dell'ozono dell'atmosfera. Per curare le discopatie importanti il buco dell'ozono te lo fanno sul collo.
Anzi, te ne fanno tre!
E mentre stai maledicendo tutto l'albero genealogico dell'ortopedico fino all'ottava generazione cercando di non urlare per il dolore che dal collo si espande alle braccia e alle orecchie, gioisci quasi quando cacci sul tavolo centrotrentamilaeuro e apri quella cazzo di porta e ti fiondi sulla tua scassatissima macchina per andare a casa a spalmarti di ghiaccio la parte dolorante.
Ed è stato allora, distesa sul divano, con la borsa del ghiaccio spalmata sul buco dell'ozono che ho capito perché era glaciale e surriscaldamento terrestre sono legati a doppio filo.

Però che cazzo! sinceramente preferivo restare nella mia beata ignoranza.

 

posted by Glolconda @ 20:48 - lunedì, 14 maggio 2007
commenti (3)[popup] || commenti (3) in anima in depression

No, non voglio andare a lavorare a Parigi (soprattutto perché non so abbastanza bene il francese e se devo andare a lavorare in un Mc Donald's resto a casa mia), voglio semplicemente cambiare lavoro e la scelta di stasera è la seguente:
di mestiere voglio fare Paris Hilton!

Il perché è semplice: le uniche mosse che fa durante il giorno sono quelle per mettersi in posa davanti ai fotografi.
Brutta come un rutto viene definita da tutti "bellissima" soltanto perché è piena di miliardi che non sa manco lei dove mettere.
Gli stilisti fanno a gara per regalarle i vestiti e, considerato il fatto che è una gruccia, non fanno neanche troppa fatica a dare una forma specifica alle proprie creazioni.
Per farsi il colore ai capelli spende 8.000 dollari di media, una roba che mi ci pagherei metà macchina nuova, invece di svenarmi con le rate mensili.
Va fuori senza mutande e invece di essere arrestata per offesa al pubblico pudore lancia la moda del culo di fuori che fa tanto "so stilish"!
Viene definita, con affetto, cattiva ragazza quando se io facessi quello che fa lei passerei il resto della mia vita dietro le sbarre.

Insomma, Paris è piena di quattrini, schiocca le dita e tutti stanno ai suoi piedi, si scaccola e fa moda, esce in pigiama e il giorno dopo tutti quanti in giro fanno lo stesso, è brutta, secca e segaligna eppure è osannata da tutti e, soprattutto, non fa un cazzo da mattina a sera e non si deve preoccupare se riuscirà ad arrivare a prendere uno straccio di pensione. E non ha manco bisogno di prenotarsi un albergo quando va in giro, che tanto gli alberghi sono suoi!

Dubito che coi miei 4.000 euro in banca e la mia cellulite diffusa sulle cosce riuscirò mai a fare Paris Hilton, però che vi devo dire, la speranza è l'ultima a morire e, male che vada passo a 3!

posted by Glolconda @ 20:45 - mercoledì, 02 maggio 2007
commenti (7)[popup] || commenti (7) in da grande voglio fare