Troppo lungo sarebbe parlare della carriera di questo ballerino immenso (oltre che coreografo e attore), secondo, nel mio personale immaginario di Carla Fracci in erba, al grande Rudolf (se non sapete chi fosse Rudolf, peste vi colga!) quindi meglio un bel link che racchiude tutta la sua storia artistica (almeno credo, non l'ho letto tutto).
Mi commuovo ancora pensando alle scene de "Il sole a mezzanotte" dove il mio personale eroe buca il teleschermo con la sua grazia e bellezza e quando ho visto il suo nome nella sesta serie di SEX AND THE CITY ho deciso che la Carrie biondazzaconlaricrescita dovesse sposarselo a prescindere dal personaggio. Perché, che cazzo, mica capita a tutti di slinguazzarsi Baryshnikov!
Poi ho visto le puntate... e ho avuto un tracollo psicofisico, condito da incubi notturni dove degli enormi ragni pelosi ballavano in tutù Lo Schiaccianoci al Bolshoi.
Pensavo veramente che dopo Berger non si potesse cadere più in basso, ma l'artista russo raggrinzito e borioso ha sfracellato ogni mia più nera previsione.
L'abbiamo incontrato ad una performance improbile con una tipa che non mangiava e non dormiva seduta su un soppalco di una stanza vuota e bianca (ma neanche poi tanto improbabile, contando il fatto che una mia amica ha fatto una performance simile, vestita solo di prosciutto e pancetta che poi offriva al pubblico, restando con delle protesine di plastica davanti alle tette e alla passerotta... ma questa è un'altra storia) dove chiede alla Carrie mangiamondo se di mestiere fa la comica.
Già in quel punto l'odio doveva sprizzare da ogni ricciolo della nostra insulsa eroina che invece cade subito in brodo di giuggiole perché uno stravip, conoscente di Andy Warhol le ha rivolto la parola.
Posso capire Charlotte che l'arte un po' la mastica, ma la signorina Bradshaw in questa occasione ci ha assai deluso.
Poteva andare bene, comunque, se la single con il guardaroba più griffato d'America non avesse accettato l'invito a cena (in un ristorante russo, che fantasia!) del mio ex eroe e non gli avesse sbavato per una decina di puntate adducendo la scusa del romanticismo per negare una melenseria vomitevole che ha fatto da leit-motiv alla nuova coppia di Manhattan.
All'inizio va tutto bene, anzi avere qualcuno che ti fa sentire la regina di New York farebbe sbavare persino me, ma suvvia, un po' di realismo! Ti massaggio i piedi, ti leggo poesie, ti scrivo una sonata per pianoforte, ti preparo da mangiare, organizzo la cena con i tuoi amici... o sei finto o c'hai qualche problema psicologico.
Ovviamente, buona la seconda!
Il nostro artista russo si rivela ben presto un egoista merdoso, un complessato di prim'ordine che fa miliardi allestendo dei pannelli luminosi nei musei più importanti del mondo (mi complesserei volentieri pure io se con due finestre e una lampada riuscissi a comprarmi un quasi loft a Manhattan, un appartamento sulla Rive Gauche e vivere in una suite di uno degli hotel più costosi di Parigi!) e che vuole controllare la vita dell'unica donna al mondo che non ha capito quanto lui sia schizofrenico.
"Ho bisogno di andare a Parigi, New York mi ha sfinito"
"Io amo NY, è la mia vita"
"Io no, ho bisogno di Parigi. Molla il lavoro e vieni con me"
"Ok"
Vabbè, di tanto in tanto il cervello ci si può pure bere, ma, mia cara Carrie, è pure vecchiotto e cascante, vuoi mettere con i tronchi di pino che incontri per l'Upper West Side (e anche per l'Upper East Side, perdiana!).
Ad ogni modo a Parigi (dove la Carrie ha portato in tre valigie le intere boutique di Manhattan, rivelando al mondo di essere una maga tirando fuori un vestito - osceno - stile bomboniera che non sarebbe entrato manco in un baule) viene fuori la vera essenza del russo.
Cioè, niente! Aria fritta e borìa assoluta. Sia chiaro, io la vita dell'artista russo la farei anche subito, ma da qui a vivere con uno così... roba da strapparsi le budella, condirle col pesto e farci il pranzo.
Ammetto che ho gioito quando Alek le ha mollato uno sganassone, perché lei se lo meritava tutto e ho quasi vomitato quando la biondazza (finta) ha trovato Big nella Hall dell'albergo, ma ancora sto cercando di capire il senso della figura di Petrovsky.
Ne potevamo fare a meno, tranquillamente, e saremmo restate le solite disperate represse che aspettano il grande amore della loro vita, però almeno non ci si sarebbero cariati i denti per tutto il romanticismo di plastica che il russo ha messo in ogni sua mossa.
Probabilmente potevamo fare a meno anche di questo post, ma che ci volete fare, SEX AND THE CITY ha ormai leso ogni singolo neurone del nostro cervello e a queste cose non c'è rimedio.
Alla prossima, aspettando il ritorno delle mie Desperate di fiducia, che almeno trasudano cattiveria e cinismo da tutti i pori.
commenti (6)[popup] || commenti (6) in tutti gli uomini di carrie